Memoria urbana e utopia ambientale
L’arte di Rebecca Agnes
Rebecca Agnes racconta un viaggio artistico e umano che nasce tra Milano e Berlino, un percorso fatto di camminate, mappe disegnate, memorie custodite e un’utopia possibile.
Nel dialogo con la città, Agnes indaga spazio e tempo, portando alla luce storie di donne, di luoghi scomparsi e di nuovi sguardi sul rapporto tra città e natura attraverso progetti e opere.
Camminare sulle orme delle donne
La toponomastica femminile è uno specchio che riflette la presenza e al contempo l’assenza della memoria delle donne nella città. A Milano, spiega Agnes, su oltre 4.500 vie e piazze, solo circa 150 sono dedicate a donne, un dato che parla di invisibilità e sottorappresentazione. Il primo monumento a una donna è del 2021, seguito da un secondo nel 2022, un segnale di un lento risveglio culturale.
Attraverso camminate esplorative, Rebecca Agnes ha mappato questi luoghi, non solo quelli ancora visibili, ma anche quelli che sono stati cancellati o trasformati. I suoi disegni diventano grandi mappe che raccontano un racconto di percorsi, incontri temporanei e memorie personali o collettive, catturati in manifestazioni, graffiti o rituali come funerali.
Le memorie della città spesso si perdono, ma io cerco di tenerle vive.
La memoria fragile delle città
Oltre a Milano, i workshop di Agnes hanno coinvolto altre città come Venezia, Belgrado, Sofia, e la Sicilia, luoghi dove il tessuto urbano porta le cicatrici di storie personali o tragedie collettive. Le memorie conservate dagli abitanti sono ritratti di città invisibili, rievocate attraverso la pittura e il racconto, ricostruzioni di spazi non più esistenti che continuano a vivere nella memoria.
Nel cuore del quartiere Ticinese di Milano, Agnes ha osservato l’evoluzione da un luogo di creatività e arte alternativa a uno gentrificato e centrificato, similmente a Berlino dove l’espulsione degli artisti sta cancellando anni di fermento creativo e culturale.
Utopia e natura: la città possibile
Negli ultimi anni il suo lavoro ha preso una piega utopica e ambientale. Con la serie “Nubicuculia” – un nome che coniuga la città degli uccelli di Aristofane e l’idea di guardare fra le nuvole per cogliere nuove forme – Agnes propone un’idea di città che non è solo un luogo fisico ma un paesaggio di relazioni tra specie.
I suoi parei rappresentano paesaggi di nubi e città lontane, ornati da slogan che sfidano la visione antropocentrica e invitano a un cambio di prospettiva. Frasi come “Un’altra società è possibile” o “Il profumo del prato è l’urlo di dolore dell’erba” mettono in discussione il modo in cui percepiamo la natura e sottolineano l’urgenza di una responsabilità condivisa e collettiva.






